
ISBN: 978-88-89543-80-1 |
TECNOLOGIE EMERGENTI E COSTRUZIONE DI CONOSCENZA
a cura di M. Beatrice Ligorio e Stanislao Smiraglia
INDICE
Saluti
P. Vigo
Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cassino
P. De Paolis
Prorettore dell’Università degli Studi di Cassino
S. Gentile
Preside della Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Cassino
R. Tomassoni
Direttore del Dipartimento di Scienze umane e sociali dell’ Università degli Studi di Cassino
Introduzione
Intervento di S.Smiraglia
Intervento di M. B. Ligorio
Keynote speakers
C. Zucchermaglio
La realizzazione interattiva di un modello formativo in rete: configurazione di artefatti e strutture di partecipazione
C. Galimberti
Segui il coniglio bianco. Processi identitari e costruzione della soggettività nella presentazione di sé: il caso delle interazioni online
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Sessione tematica
Ricerca a scuola ed esperienze didattiche
Commento di S. Smiraglia
N. A. Piave
e-Learning 2.0: wiki e blog fra Virtual Learning Environment e Personal Learning Environment
D. Parmigiani
Tecnologie di gruppo
V. Benigno, G. Chiappini
Comunità virtuale di apprendimento finalizzata alla trasformazione della rappresentazione sociale dell’insegnamento della matematica
P. Bianchetti, L. Giannini – CKBG, D. Mazzei, D. Merlo, E. Micheli, B. Vello
Rob & Ide: storia di robot e di androide in forum, blog & Co. “Network Robot”, da punto di incontro a punto di partenza, di crescita e di sviluppo
I. Mancini – CKBG
Post(azioni): Raccontarsi con i blog di classe
U. Giani– CKBG
Collaborative Narrative Based e-learning. Un’applicazione all’insegnamento della Statistica e Informatica Medica
Sessione tematica
Individuo e interazione sociale
Commento di S. Cacciamani
V. Perrucci, S. Cacciamani - CKBG, G. Balboni
Senso di Comunità in un Corso on Line: Costruzione di un Questionario
T. Monea, G. Cioffiù
Effetti dei comportamenti di interazione sulla memoria incidentale visuo-spaziale in un museo virtuale
M. Cantamesse
La co-definizione dell’altro: lo studio delle interazioni sociali in ambienti mediati
F. Faiella – CKBG
Innovare i processi educativi: la Costruzione Collaborativa della Conoscenza multimediale
C. Friso
Il weblog nella didattica: un ambiente per comunità che apprendono
A. Talamo-CKBG, S. Pozzi, M. Puglisi
Dialogicità e interoggettività nel tutoraggio online condiviso
Sessione tematica
Telematica e formazione: strumenti e riflessioni
Commento di P. F. Spadaro
G. Paoletti – CKBG, C. Nati – CKBG
Studiare con il Podcast. Efficacia dei materiali on-line nella didattica universitaria
U. Santucci
Mappe mentali come interfacce knowledge
S. Coletti
Rete e Apprendimento: un approccio Sistemico
G. R. Mangione
Assessment on line: tipologie e nuovi campi di ricerca. Il fattore trust
D. Donato – CKBG
Adunanza Digitale: la nascita di un movimento
Simposio
Modelli psicologici, pedagogici e sociali per l'apprendimento e la valutazione in comunità di pratica virtuali
Proponente: B. M. Varisco
D. Cesareni-CKBG, O. Albanese-CKBG, S. Cacciamani-CKBG, S. Castelli, B. De Marco, C. Fiorilli-CKBG, I. Mancini-CKBG, F. Martini-CKBG, L. Vanin-CKBG
Stili di tutorship e costruzione della conoscenza in una comunità on line: aspetti cognitivi e metacognitivi
V. Grion-CKBG, F. Luchi, B. M. Varisco-CKBG, G. Cecchinato-CKBG
Formazione degli insegnanti in comunità on-line
P.F. Spadaro-CKBG, S. Cucchiara-CKBG, M.B. Ligorio-CKBG
Analisi del contenuto e della struttura sociale in un web forum
universitario
P.G. Rossi -CKBG, A. Zuczkowski, S. Smiraglia -CKBG, G. Alessandri, L. Giannandrea, E. Mazzoni -CKBG, P. Magnoler, M. Accorroni
Identità, profili, interazioni, scritture multimediali: modelli interpretativi e algoritmi per la costruzione di conoscenza on line e per l'analisi dell'interazione on line
C. Galimberti, C. De Micheli, P. De Luca
Mobile TIV: caratteristiche ergonomiche e comunicative di tool per la fruizione di Tecnologie Immersive e Virtuali da parte di comunità di pratiche professionali.
Commenti alla sessione poster
I. Mancini-CKBG
Tra costruzione di conoscenza, interazione e partecipazione... è una complessa questione!
G. Paoletti -CKBG
Appunti in margine ai Poster di Cassino
Poster
F. Cilento
Meccanismi Conversazionali e Dinamiche Collaborative in Chat
N. A. Piave
L’uso di NetXpression ™ per la produzione di rapid e-learning all’interno di percorsi formativi di stampo costruttivista
L. Bertolo, F. Potenza
Laboratorio ausili per i disturbi cognitivi e dell’apprendimento: 14 anni di attività
M. Santi, R. Giolo
Formazione in-tetr@community: comunità interattive di dialogo filosofico come contesto di appropriazione di competenze professionali 391
L. Milani
L’effetto dei videogiochi 2D e 3D sulle capacità visuospaziali dei bambini e dei ragazzi
P. Di Blasio, L. Milani
Comunicare via computer e comunicare faccia a faccia: quali effetti sulla persuasione?
L. Tateo-CKBG, G. Ammaturo-CKBG, M. Annarumma-CKBG, A. Iannaccone
Un CoFFEE è più buono in compagnia! Design partecipativo di CoFFEE, software a supporto del Problem Solving Collaborativo
M. Beatrice Ligorio-CKBG, L.Tateo-CKBG, L. Panagiote-CKBG
Video-registrami: un modello d’uso educativo dei cellulari
M. Baldassarre-CKBG, R. Colacicco-CKBG, L. Scivetti
Il Podcasting Georeferenziato: ambienti multimediali per la comunicazione e la formazione
P.F. Spadaro -CKBG, S. Cucchiara-CKBG, M.B. Ligorio -CKBG
Discorsi ed artefatti digitali verso la costruzione di conoscenza
S. Penge, A. Stermini
Social tagging in un ambiente di apprendimento digitale
N. Sansone, M. B. Ligorio –CKBG
Gli effetti della tutorship socializzata in un corso blended
G. Ritella-CKBG, B. Amenduni-CKBG, V. Satalino-CKBG, F. Antonazzo
Un esempio di didattica universitaria per una cognizione distribuita
blended
V. Satalino-CKBG, F. Antonazzo-CKBG, B. Amenduni-CKBG, G. Ritella-CKBG
La distribuzione sociale della cognizione in un forum universitario
A. Cartelli
Il Progetto Tetis
M. Ceccarelli, G. Carbone, E. Ottaviano, G. Figliolini, C. Lanni
Risultati della ricerca per la formazione Tecnico-scientifica presso il
LARM di Cassino
Tavola rotonda
Intervento di S. Cacciamani
Intervento di A. Cartelli
Intervento di P. G. Rossi
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Intervento di M. B. Ligorio
Università degli Studi di Bari – CKBG
Questo convegno rappresenta una sfida vinta in molti sensi. Innanzitutto lo è per il CKBG. Per chi non conoscesse questa sigla, si tratta del Collaborative Knowledge Building Group (http://www.ckbg.org/), una comunità di ricerca che ha come punto comune la riflessione sulle tecnologie a supporto della costruzione collaborativa di conoscenza. Il CKBG festeggia proprio con questo convegno i suoi primi due anni di vita. Un obiettivo non di poco conto se si considera una serie di fattori che proverò a sintetizzare brevemente. Innanzitutto, occorre considerare che il nucleo di persone che ha dato vita a questa associazione era molto ristretto: una decina di “visionari”. Oggi l’associazione conta più di 60 soci. Inoltre, siamo partiti senza sponsor, senza fondi, senza un vero piano economico. Avevamo però ambiziosi obiettivi culturali: creare sinergie tra persone accomunate da una visione culturale e socio-costruttivista delle tecnologie, lavorare insieme per creare progetti, proporre seminari e simposi, produrre testi scientifici e di-vulgativi. Siamo riusciti a realizzare molti di questi obiettivi e tra questi possiamo annoverare anche la realizzazione di questo convegno. Il successo di tutto ciò sta sicuramente nel dinamismo del Comitato Esecutivo (CE) e nell’entusiasmo dei soci, ma io credo che un motivo determinante sia stato anche l’aver adottato un obiettivo generale, capace di raccogliere consensi ed interessi da più parti. L’obiettivo del CKBG, e questo convegno ne è un segno tangibile, è quello di sostenere un modo di studiare le tecnologie cross-disciplinare e multiprospettico: ci interessa infatti confrontare e combinare il modo di pensare alle tecnologie di psicologi, sociologi, economisti, progettisti, comunicatori, educatori, formatori, insegnanti, studenti, utilizzatori a vario titolo. Il tutto tenendo presente sia il complesso rapporto tra tecnologia e contesto d’uso sia il rapporto bi-direzionale tra tecnologia e cultura. La tecnologia fa parte integrante del contesto d’uso e non può essere studiata separatamente da essa. Infatti, non ci interessa capire solo cosa si fa con la tecnologia ma anche cosa le persone fanno “intorno” alla tecnologia, quali pratiche e modi di pensare sono coinvolti quando si usa tecnologia per svolgere pratiche quotidiane, di lavoro, di apprendimento e di intrattenimento. Inoltre, crediamo che il rapporto tra tecnologia e cultura sia a doppio senso: da una parte la tecnologia esprime bene il livello culturale e di svi-luppo raggiunto dalla civiltà che la produce, dall’altra la tecnologia permette di far procedere i gruppi sociali verso “nuove zone di sviluppo prossimali” collettive.
Il termine “artefatto” proposto dalla psicologia culturale (Bruner, 1997; Cole, 2004) ci aiuta a descrivere meglio la nostra visione di tecnologia. Cole sostiene che gli artefatti contengono in sé tracce dello sviluppo umano, è come dire che il computer è il successore della macchina da scrivere che a sua volta discende dalla stampa, che a sua volta si è sviluppata a partire dalla penna stilografica. Il computer, in quanto prodotto più recente di questa catena, sintetizza e sviluppa le potenzialità di ciascuno dei suoi predecessori, pertanto analizzando cosa le persone sono in grado di fare con il computer, possiamo anche rintracciare l’evoluzione filogenetica del saper scrivere; il computer in altre parole rappresenta la “storia dello scrivere nel presente”.
L’uomo è capace di svilupparsi grazie all’uso di artefatti, inoltre attraverso le pratiche sociali, collettive e condivise delle tecnologie predispone la riproduzione e la produzione della propria storia per le generazioni future. Pertanto sviluppare tecnologia non è solo una questione commerciale ed economica ma ricopre anche un ruolo importante per il progresso culturale e sociale dell’essere umano. Il CKBG quindi si propone di contribuire a sviluppare tecnologia “culturale”; siamo consapevoli di non essere in grado di produrre nuovi software rivoluzionari, ma che forse possiamo determinare un certo modo di guardare e studiare la tecnologia. Possiamo farlo però solo a patto di creare occasioni di incontro e di raccordo tra prospettive diverse, puntando al fatto che non sempre un insieme di cose corrisponde alla sua somma dei sui elementi, a volte invece si ottiene un effetto moltiplicatore. Sappiamo che la conoscenza non risiede esclusivamente nelle menti individuali ma anche negli artefatti e negli strumenti che utilizziamo, nell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo, nella rete di relazioni sociali e culturali in cui siamo costantemente immersi. Si tratta del concetto di cognizione distribuita, sviluppato inizialmente da Hutchins (1995) e ripreso successivamente da molti altri studiosi. La cognizione distribuita spiega il funzionamento cognitivo come decisamente supportato da strumenti esterni alla mente; pertanto le operazioni intellettuali quali ricordare, fare connessioni, risolvere problemi, sono possibili perché si attinge ad informazioni e conoscenze che risiedono “fuori” di noi, nei libri che leggiamo, negli appunti che prendiamo, nelle nostre agende, nei file dei computer, nelle memorie dei cellulari ma anche nelle persone con cui lavoriamo, studiamo, interagiamo. La cognizione distribuita, quindi, enfatizza il ruolo delle risorse esterne alla mente nello sviluppo della conoscenza (Bonaiuti, 2005) e ritiene che l’intelligenza non sia una proprietà soggettiva, ma si costruisca in stretta connessione con il mondo esterno sia fisico che sociale (Pea, 1993).
E’ chiaro che, in questa visione, gli artefatti, le tecnologie, le risorse computerizzate rivestono un ruolo importante: estendono e arricchiscono la rete di connessioni attraverso cui le cognizioni possono distribuirsi; inoltre, grazie alla connessione tra idee, concetti persone le cognizioni risultano accresciute, moltiplicate. Per alcuni autori, in particolare Lévy (1992; 1996) e de Kerckhove (1997; 2004), le tecnologie in rete svolgono anche un altro ruolo interessante: non solo offrono una rete di distribuzione delle conoscenze ma mettono in relazione le intelligenze di chi le usa, con un effetto moltiplicatore simile a quello che investe le cognizioni. Lévy parla di 'intelligenza collettiva' prodotta dalla memoria e dall'immaginario collettivo che diventata progetto quando l'uomo mette a disposizione della collettività gli strumenti che permettono l’interazione tra gli individui. De Kerckhove, invece, mette l’accento sulla pratica come moltiplicatore delle intelligenze, l’entrare in rapporto e il confronto tra diverse intelligenze crea una rete tra intelligenze diverse ma con aspetti comuni. Intelligenza collettiva o connettiva che sia, si tratta in ogni caso di intelligenza moltiplicata e potenziata che secondo gli autori su menzionati trova un suo naturale ambito di applicazione nelle reti telematiche, nelle comunità virtuali ma che noi riteniamo possano svilupparsi anche negli incontri blended (Ligorio, Cacciamani, Cesareni, 2006), alternando e combinando momenti di incontri faccia a faccia con momenti di vita digitale, on-line. Infatti, riteniamo che questo convegno sia il risultato di un modello di lavoro blended che abbia prodotto un effetto moltiplicatore di intelligenze e cognizioni. Questo per dire che non sarebbe stato possibile realizzare questo convegno senza il lavoro on-line fatto di scambi di informazioni e conoscenze, di discussione sugli aspetti organizzativi e di contenuti, di distribuzione di responsabilità e di disponibilità. Incontrarsi poi in presenza ha significato capitalizzare e moltiplicare i risultati ottenuti durante il lavoro on-line ma anche dare nuovo impulso per futuri momenti di lavoro, di incontro e di apprendimento in rete.
Abbiamo voluto dedicare il nostro primo convegno alle tecnologie così dette emergenti, vale a dire a quelle tecnologie che stanno emergendo non solo dagli studi dei progettisti ma anche dalle pratiche di utenti che, a volte inconsapevolmente, si ritrovano a ridisegnare modalità d’uso e modelli culturali intorno alle tecnologie. Ci riferiamo in particolare ai così detti “user-generated-content”, ovvero quelle tecnologie “vuote”, come le definisce Zucchermaglio (2000), che si vanno riempiendo dei contenuti creati dagli utenti stessi: Ipod, podcast, videocellulari, tecnologia mobile. Tali contenuti vengono poi facilmente scambiati e condivisi grazie all’uso del bluetooth e alla pratica del file sharing; si pensi alla diffusione di You Tube e in generale allo scambio in rete di musica, video e filmati. Quali innovazioni e cambiamenti culturali inducono queste tecnologie e questi modi d’uso? Come cambiano il nostro modo di usare risorse, informazioni e di stabilire relazioni? Poter essere contemporaneamente utenti e produttori dell’informazione cosa implica? E l’accesso all’informazione sempre e dovunque è sufficiente per innescare anche strategie di utilizzo intelligente di tali informazioni?
Per tecnologie emergenti ci riferiamo anche a quella parte della rete che si anima di nuove comunità: i blog, i wiki, i forum, le chat, gli ambienti di realtà virtuale. Quali dinamiche innescano? Quale impatto producono sulla vita sociale collettiva?
Ci è sembrato che questi temi potessero ben rappresentarci e che potes-sero essere anche una occasione per riflettere sulla nostra “identità” in quanto CKBG. E anche questa mi sembra una sfida vinta. Infatti, il convegno ci ha permesso di riflettere sul potenziale di tale tecnologia sia per le implicazioni educative e formative, con particolare riferimento al modello di costruzione di conoscenza, sia sulle strategie e modalità di interazione e partecipazione. Abbiamo anche potuto riflettere sulle implicazioni in diversi contesti d’uso, da quelli formativi a quelli legati alla cultura giovanile.
Un’altra delle sfide vinte di questo convegno è quella di essere riusciti non solo da dare qualche risposta a queste domande ma anche a far emergere domande più circostanziate, più precise, oltre ad alcune nuove interessanti linee di ricerca, proprio come suggerisce il modello di costruzione di conoscenza e in particolare l’indagine progressiva (Hakkarainen, 2003; Ligorio, 2003). Risposte e nuove domande sono emerse dai vari spazi del convegno:
- dai due relatori invitati (Galimberti e Zucchermaglio). I due interventi rappresentano due punti di vista diversi ma per molti versi complementari: uno (Galimberti) compie una disamina e un confronto critico tra alcuni de-gli approcci più consistenti adottati per lo studio delle identità virtuali; l’altro (Zucchermaglio) riporta un’analisi etnografica degli usi di artefatti tecnologici e della struttura di partecipazione di una comunità complessa. Nella loro specularità e specificità entrambi mostrano l’elevato livello che la ricerca italiana ha raggiunto su questi temi;
- dai 17 paper suddivisi in tre gruppi, commentati da tre discussant (Smiraglia, Cacciamani e Spadaro). Dall’insieme dei paper emerge un quadro articolato e complesso che include tipi di tecnologie differenti, molti contesti d’uso e diversi punti problematici quali l’analisi delle interazioni on-line e off-line “intorno” alla tecnologia, la valutazione, gli aspetti identitari, le problematiche intorno al concetto di comunità;
- dal simposio proposto da Bianca Maria Varisco centrato su un progetto nazionale che ha l’obiettivo di elaborare modelli formativi in rete analizzando le varie sfaccettature che tale proposta comporta, ovvero gli aspetti educativi e formativi, i profili di tutoraggio, il ruolo della costruzione identitaria e dell’intersoggettività, le modalità di partecipazione in rete;
- dai poster (15 in totale) che hanno rappresentato un ricco e articolato momento di discussione e di confronto. I poster sono stati raggruppati in due macro aree (la costruzione di conoscenza e la comunicazione on-line) ciascuna affidata ad un discussant (Ilaria Mancini e Gisella Paoletti) che li hanno commentati discutendoli anche con i vari autori. Questo spazio si è mostrato, a mio avviso, molto fertile di idee e punti di vista innovativi che sicuramente meritano ulteriori sviluppi;
- dalla tavola rotonda che ha messo a fuoco e problematizzato, fornendo un utile “rise above”, gli aspetti più salienti emersi dal convegno.
Il numero di partecipanti e la qualità delle presenze ci ha fatto capire che l’interesse verso le tecnologie è ancora molto forte e radicato e possiamo con certezza affermare che non è soggetto a mode passeggere o legate al media di moda al momento. L’interesse è invece maturato, divenuto più complesso e articolato e si fa forte proprio di quell’arricchimento pluridisciplinare che il CKBG vuole favorire.
Un’ulteriore sfida vinta è di natura territoriale. Aver accettato come sede del primo convegno del CKBG l’Università di Cassino ha significato per noi misurarsi in un contesto ristretto e contare sulla collaborazione di persone altamente “affiliate”. Pertanto ritengo doveroso ringraziare Stani Smiraglia e la sua felice intuizione di proporre Cassino come sede di questo incontro, ringrazio anche ad Antonio Cartelli per il suo sostegno durante tutta la preparazione dell’evento. Un grazie va anche a Nicola Gnagnarella e a tutti collaboratori (che non nomino per timore di dimenticarne qualcuno) che in sede si sono profusi affinché tutto funzionasse al meglio.
Ritengo quindi che anche questa sfida sia stata vinta vista l’affluenza, i riscontri positivi e l’interesse che il convegno ha suscitato.
Non resta che organizzare il calendario dei prossimi incontri. E’ consuetudine del CKBG promuovere eventi on-line e contiamo di mantenere questa tradizione che sarà puntualmente annunciata ai soci. Inoltre, alcuni seminari sono in programmazione in varie sedi: al CNR di Genova, presso l’Università di Salerno e presso l’Università della Valle D’Aosta. E dato che la cadenza biennale ci è sembrata proficua, annuncio già da ora un nuovo convegno nazionale del CKBG fra due anni, in sede e data ancora da stabilirsi.
Intervento di S.Smiraglia
Dipartimento di Scienze umane e sociali
Università degli Studi di Cassino – CKBG
E’ naturalmente un piacere e una ragione d’orgoglio il curare gli atti di un convegno. L’orgoglio deriva dall’avere portato a realizzazione questo impegno scientifico ed istituzionale senza mai averne avvertito l’onere che sembrerebbe abbinarsi all’onore. Ed è naturalmente un piacere perché nelle culture umane l’ospitalità richiama il piacere della condivisione (del contatto e del cibo), interpretato in base alle categorie del riconoscimento reciproco e dell’appartenenza identitaria. Dico naturale anche se, quando parliamo di processi, azioni e pratiche sociali, non è mai scontato il senso in cui noi adottiamo il termine in questione: naturale.
L’ospitalità è un bene sociale che appartiene alla tradizione (pacifica) delle culture umane a tutti i livelli dell’aggregazione sociale, da quello più grande, dei popoli e delle nazioni, a quello più piccolo di coppia e di piccolo gruppo. Ma nella specie umana non si manifesta costantemente, essenzialmente per due ragioni pratiche: la distanza e la troppa contiguità tra diversi. La distanza inibisce l’ospitalità ma anche la contiguità può evidenziare svantaggi laddove esistono i conflitti e le indisponibilità legate ai pregiudizi ed alle più arcaiche ostilità tribali. E l’ostilità, essendo una questione territoriale, tende a svilupparsi laddove i diversi gruppi con il loro carico di rituali e di credenze entrano in contatto. Penso che queste premesse sulla dimensione arcaica, quasi tribale dell’ospitalità, siano importanti per dare avvio al nostro convegno sulle nuove tecnologie e il prodotto della conoscenza a cui le nuove concorrono. La nostra storia evolutiva illumina sempre le dinamiche attuali e le sfide profonde del nostro bisogno naturale di comunicare. Ricordando che le innovazioni digitali oggi consentono un’importante viraggio dell’interazione sociale. E’ possibile ospitarsi e frequentarsi a distanza e creare condivisione ma, naturalmente, anche configgere. E’ dunque veramente importante parlare di tecnologie sociali e di processi educativi volti alla costruzione di una cultura coesiva fondata sul benessere individuale e comunitario, ai diversi livelli dell’interazione sociale. Avendo l’obiettivo di valorizzare la condivisione, le pratiche di scambio, il vantaggio diffuso e ciò che ci può accomunare - la conoscenza co-costruita – come fondamento del co-municare. Molti temi insieme ma un’idea essenziale: la qualità della vita degli uomini dipende dalla loro capacità di produrre una conoscenza condivisibile, comprendendo allo stesso tempo che cosa è che ostacola questa opportunità. Le nuove tecnologie amplificano soltanto questa dinamica antica perché rompono il gioco delle distanze sui processi di natura collaborativa e di natura conflittuale. Lavorare per la condivisione e per la collaborazione, per l’interscambio e la co-progettazione diventa possibile anche a distanza con le nuove tecnologie.
E proprio per tali presupposti ed obiettivi, l’ospitalità dell’Università di Cassino è anche quella dell’Associazione e web-comunity interaccademica ed interprofessionale Cooperative Knowledge Building Group che ha organizzato il convegno assieme al Dipartimento di Scienze umane e sociali ed al suo La-boratorio. Una confluenza digitale ed analogica di interessi proprio sul tema della condivisione, che finisce persino con il precedere le questioni tecnologiche. Perché la condivisione è un pane mentale, e non a caso sulla condivisione del pane poggia una pratica religiosa di successo e il gesto arcaico l’offrire il pane all’altro con cui si stabilisce la coesione identitaria.
E qui veniamo al digitale ed al ruolo delle nuove tecnologie al fine di perseguire una dimensione globale della conoscenza compatibile con la natura globale dei processi contestualmente innescati dalla prossimità in rete e dal contatto in termini di varietà delle ideologie, delle fedi, delle idee e delle pratiche, macro e micro. Si, perché attraverso la rete i processi macro-sociali e quelli micro-sociali sono in connessione continua.
Le nuove tecnologie si configurano allora come il banco di prova dell’intelligenza umana a ricercare modi e forme della comunicazione capaci di attivare i comportamenti sociali di condivisione e scambio; e se la conoscenza è una costruzione sociale, occuparsi di nuove tecnologie per la formazione significa innanzitutto occuparsi delle condizioni e degli strumenti che più favoriscono l’interazione sociale e la condivisione.
Ovviamente noi non possiamo prevedere i fatti che cambieranno la sto-ria umana. Solo per fermarci a questi ultimi decenni, i due eventi cruciali del mutamento geopolitico e culturale si sono realizzati imprevedibilmente: il crollo del muro di Berlino e quello delle Twin Towers. Due crolli diversi (ma pur sempre crolli) ci hanno insegnato quanto le nostre stesse categorie interpretative delle dinamiche sociali rischino di essere inadeguate. Questi fatti hanno cambiato la storia perché assieme al muro ed alle torri sono crollate certezze ed etichette identitarie, alimentando nuove paure ed imponendo nuovi scenari. La globalizzazione è passata attraverso quei due eventi così come è passata attraverso lo sviluppo della rete capillare ed integrata di internet.
Difficile pensare che si possa retrocedere da questo intrico di relazioni ed interdipendenze con il precipitato di convergenze tecnologiche che riguardano tutti i media, inclusi quelli tradizionali come la stampa, la radio, la televisione, il telefono. Questo è lo scenario anche per la formazione, impegnata come essa è ad affrontare tutte le nuove sfide, che sono creativamente orientate alle affordances possibili nel pianeta digitale. Come nel film di Stanley Kubrick, Odissea nello spazio, la tibia del bisonte scarnificato diventa la clava, proiettata poi ad essere l’incrociatore siderale. Se pensiamo in termini di costruzione della conoscenza, diventa difficile identificare le tecnologie con quelli che soltanto pochi anni fa venivano definiti i supporti ed i sussidi didattici. La comunicazione mediata dal computer ha fatto saltare non soltanto quelle fragili etichette; essa ha, per non prenderla troppo alla lontana, imposto una revisione della nostra stessa idea di conoscenza e, conseguentemente, di quel complesso di tecniche, metodi e pratiche che si riflettono nella natura specificamente sociale dell’apprendimento.
La sfida della tecnologia è e sarà certamente vinta sul piano dell’innovazione; questo non significa affatto che questo basterà per risolvere i nuovi conflitti che proprio la costruzione sociale del pianeta globale sta producendo. Guardare alla conoscenza come ad un processo di costruzione sociale deve significare anche ridiscutere i presupposti fondamentalistici di fedi ed ideologie, le prigioni identitarie e le riserve culturali entro cui una fetta imponente di umanità si è dovuta sino ad oggi adattare. Ma anche a questo livello i conflitti sono possibili, anzi sono ancor più possibili.
Non bisogna infatti dimenticare che ogni lotta contro qualcosa (fosse an-che quella che noi definiamo ignoranza) attiva sempre la naturale resistenza di ogni identità altra che si sente minacciata, a torto o a ragione.
Ed ecco allora che si riaffaccia il tema della socialità e del benessere, tanto più importante oggi nel contesto della comunicazione in rete perché la rete rende evidente il cosa gli altri pensano, il come essi comunicano oltre che il perché.
Molte cose che riguardano lo stato attuale dell’innovazione tecnologica e le sue implicazioni sono ancora solo preliminarmente affrontate e questo perché venti o trent’anni di digitalità sono un’inezia rispetto alle opportunità future (con riferimento, ad esempio, alla prevedibile, progressiva integrazione tra biologico e tecnologico) ma sono pur sempre un salto notevole se si pensa ai mutamenti imposti al nostro approccio cognitivo, dal punto di vista teorico e dal punto di vista delle pratiche di insegnamento-apprendimento. E’ cambiato il nostro modo di lavorare per quel che attiene alla ricerca delle fonti, all’integrazione dei saperi e alla diffusione delle idee. Il tutto si traduce in nuove proposte di metodo e di nuove soluzioni di processo, con nuovi strumenti ed artefatti. Siamo immersi nel cambiamento e il nostro punto di vista di osservatori è inevitabilmente sottoposto al principio di indeterminazione; a maggior ragione pluralità e molteplicità sono alla base di ogni possibilità di orientamento e scelta.
La costruzione della conoscenza è dunque il campo in cui elettivamente si valorizzano le differenze e la variabilità e, contestualmente, il valore della contribuzione plurale e dei suoi effetti produttivi. Ed è intorno a questi temi, a prescindere dalle impostazioni teoriche e dai campi disciplinari, che si concentrano gli interessi dei contributi di ricerca e di intervento che costituiscono la base di questo convegno. Tutti qui, credo, possiamo condividere l’idea che il cuore del dibattito sulle ICT non sia tanto l’apprendimento quanto la socialità, con riferimento al costruttivismo, al carattere sociale dell’apprendimento ed alle comunità di pratiche. Potrebbe sembrare ridondante parlare di tecnologie sociali ma eccessivo e pleonastico non è l’attributo sociale, perché spesso sembra che ci si dimentichi che le tecnologie di rete sono fenotipo esteso del nostro cervello e dunque naturalmente orientate all’interazione sinaptica e alla condivisione delle informazioni. Ed è bene ricordarlo, perché nel dibattito generale sul futuro digitale (che altro dopo?), si pone sovente la questione del limite di socialità che sarebbe proprio della comunicazione mediata dal computer. La verità che si può sostenere è che le tecnologie di cui parliamo soddisfano in maniera rilevante il bisogno di interscambio e condivisione che è costitutivamente, geneticamente sociale. Il loro successo diffusivo corrisponde ad un evidente vantaggio per gli individui e la collettività da una pluralità di punti di vista sia economici e produttivi sia culturali e motivazionali: l’integrazione delle differenti tecnologie in rete contribuisce all’affermazione delle soluzioni più amichevoli ed economiche e la maggiore disponibilità di tools consente agli utenti di sot-trarsi al destino di mero target della comunicazione ed informazione; siamo immersi in un universo di idee ed informazioni che sempre di più emerge come il prodotto - evoluzionisticamente divergente dall’evoluzione genetica - del nuovo mainstream, generato dagli utenti, possibile base della futura democrazia bio-digitale.
Come si può non riflettere su un tale cambiamento del codice culturale? E chiedersi quanto siano importanti i bisogni e le motivazioni sociali ai fini dell’efficacia riproduttiva dei cosiddetti contenuti informativi e della riproduzione-variazione futura dei comportamenti sociali.
Le tecnologie si diffondono perché interpretano forse ancora rozzamen-te - ma pur sempre li riflettono - specifici bisogni sociali e non è difficile prevedere che sempre più esse si svilupperanno in accordo con tali esigenze. Le tecnologie (e ci riferiamo qui anche alle idee-programma) danno corpo alle motivazioni (aggressive, nel caso delle armi e cooperative, come nel caso dei networks sociali e delle communities), e non ne sono indipendenti. Le tecnologie esprimono progetti umani: la visibilità e confrontabilità dei diversi progetti e delle diverse visioni della vita e dell’ordine civile mettono a dura prova la nostra capacità di iniziare a pensare, universalmente e non localmente, in termini di potere a somma variabile piuttosto che a somma zero. E questo rappresenta la sfida più impegnativa per la specie umana, perché impegna l’intelligenza sul tema della tolleranza e la conoscenza su quello dell’integrazione dei saperi. Non credo di sbagliare quando dico che questa sfida è alla base del nostro comune impegno di studiosi e ricercatori che si occupano di costruzione collaborativa della conoscenza.
Posso a questo punto riprendere il filo del mio prologo incentrato sull’orgoglio ed il piacere.
L’ospitalità di Cassino, città che inevitabilmente ci ricorda sul piano delle vicende storiche la barbarie di ogni tempo e luogo in cui si sono manifestate le devastazioni dei patrimoni della cultura, ho già chiarito che è il prodotto di un impegno collaborativo che è di molti e non solo di chi, come me, è semplicemente più in vista.
Voglio dunque esprimere la mia piena soddisfazione per questi atti e per lo svolgimento del Convegno, costruito con gli amici e colleghi dell’associazione culturale Cooperative Knowledge Building Group di cui ho avuto il piacere (ancora una volta) di essere socio fondatore in occasione del Congresso Nazionale Verso una nuova qualità dell’insegnamento e apprendimento della Psicologia, tenutosi presso l’Università di Padova nel 2005. E’ soprattutto grazie all’entusiasmo del suo Presidente, la collega Beatrice Ligorio dell’Università degli Studi di Bari, che tutti noi abbiamo lavorato senza sentire in alcun modo il peso delle ovvie incombenze organizzative. A lei presidente del CKBG e co-direttore di Qwerty, Rivista Italiana interdisciplinare di tecnologia, cultura e formazione, vanno tuttavia associati tutti i membri del Direttivo CKBG, Stefano Cacciamani dell’Università della Val d’Aosta, Donatella Cesareni, Ilaria Mancini e Francesca Martini dell’Università La Sapienza di Roma e Paola Spadaro, dell’Università di Bari.
Ringrazio anche Bianca Maria Varisco dell’Università di Padova nella sua qualità di co-direttore di Qwerty - che è partner di questa manifestazione -, ma anche di coordinatore nazionale del progetto di ricerca nazionale Cofin 2005/07 volto ad approfondire i Modelli psicopedagogici e sociali a supporto di comunità di pratiche virtuali. Questo programma di ricerca ha infatti alimentato il lavoro di ricerca di molti dei convenuti ed ha già rappresentato un’importante occasione di continuità del confronto.
Per l’Università di Cassino speciali meriti vanno per altro riconosciuti ad Antonio Cartelli, Direttore del Laboratorio di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento del Dipartimento di Scienze umane e sociali cui io stesso afferisco. Il suo è stato un contributo decisivo anche perché espresso nel segno di un’amicizia che è maturata in questi due anni, dalla mia venuta a Cassino, a partire dai comuni interessi per i temi oggetto del convegno.
Ma questo convegno è anche il frutto del pieno appoggio delle persone, nonché figure istituzionali che hanno presenziato all’inaugurazione del convegno. Ringrazio dunque fortemente il Rettore dell’Università degli Studi di Cassino, prof. Paolo Vigo, il prof. Paolo de Paolis, Prorettore, il prof. Sebastiano Gentile, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e la prof. Rosella Tomassoni, Direttore del Dipartimento di Scienze umane e sociali. Nel corso di questi ultimi mesi, ogni occasione di confronto con loro intercorso sui diversi aspetti tematici e sulle esigenze organizzative ha prodotto in tutti noi del Comitato scientifico effetti di facilitazione ed incoraggiamento. Il nostro sentitissimo grazie va anche al Preside della Facoltà di Ingegneria prof. Giovanni Betta che ha fornito sede ed appoggi molteplici.
Sicuro che nessuno coglierà un insolenza gerarchica in questo mio acco-stamento di ruoli, voglio poi sottolineare il contributo offertomi da alcuni dottorandi: Nicola Santangelo, prezioso in moltissime situazioni, interprete sensibile ed intelligente delle necessità e delle migliori opportunità di risoluzione dei problemi, Rita Matera. che ha sacrificato molto del suo tempo di ricerca e studio (e familiare) senza far mai mancare il sorriso nei momenti topici ed infine Mariolina Ciarnella, presente e fattiva quando è servito. Grazie ancora per il contributo fornito in fase di revisione degli atti al collega di Dipartimento Pierluigi Diotaiuti.
Ringrazio infine il personale amministrativo del Dipartimento di Scienze umane e sociali, in particolare il dott. Nicola Gnagnarella, impagabile come si dice con una qualche maliziosità, e Filomena Furlan, sua validissima collaboratrice ed infine Giovanna Costantino, efficientissima e cortesissima segretaria della Presidenza della Facoltà di Ingegneria.
Nell’affidare ai convegnisti ed ad ogni altro lettore questi atti, voglio infine risalutare chi ho salutato e salutare chi non ho salutato, essendo questo inevitabile in un convegno molto ben popolato.
M. Beatrice Ligorio è Professore Associato presso l’Università degli Studi di Bari, dove insegna Psicologia dell’Educazione e E-Learning. E’ presidente del CKBG e direttore della rivista Qwerty. Ha coordinato diversi progetti di ricerca sia nazionali che internazionali. I suoi recenti interessi di ricerca sono: tecnologie per la formazione, identità e intersoggettività, blended learning, ambienti virtuali.
Stanislao Smiraglia è Professore Associato di Psicologia sociale presso l’Università degli Studi di Cassino.
Da diversi anni fa ricorso a metodiche di blended learning e, in particolare, sperimenta le diverse soluzioni formative rese disponibili dall'innovazione digitale anche al fine di approfondire i processi - tipicamente oggetto di interesse del settore disciplinare - di costruzione sociale della conoscenza.
E’ membro fondatore del CKBG e del Laboratorio di tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento del Dipartimento di Scienze umane e sociali della sua Università.
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